Decalogo cicloturismo

06 Novembre 2017

Decalogo cicloturismo

Linee guida essenziali per la progettazione di itinerari di cicloturismo

Il cicloturismo non è uno sport Chi sono i cicloturisti Interesse del percorso Sicurezza Fondo stradale Manutenzione Segnaletica Intermodalità Bisogni essenziali Assistenza

Obiettivo del documento

Fornire indicazioni sintetiche per chi sia coinvolto nella progettazione di itinerari ciclabili rivolti al cicloturismo locale, nazionale ed internazionale. Il cicloturismo è un settore in forte crescita, con una notevole rilevanza economica [inserire dati] [inserire breve spiegazione su quali soggetti pubblici e privati traggono benefici dallo sviluppo del cicloturismo] Le linee guida non intendono entrare negli aspetti tecnici della progettazione degli itinerari, argomento su cui esiste un'ampia letteratura di testi specifici, ma fornire semplici indicazioni ai "non tecnici" sui fattori che possono favorire il successo di un'iniziativa o farla fallire. Le linee guida sono volutamente sintetiche, per evidenziare i punti importanti senza scendere in dettagli poco comprensibili.

Destinatari

Queste linee guida essenziali sono principalmente rivolte a chi deve decidere se investire denaro pubblico su itinerari ciclo-turistici, e sui requisiti per realizzarli con una qualità adeguata, cioè ai rappresentanti degli enti locali. Più in generale, sono rivolte a tutti coloro che non hanno competenze tecniche specifiche di progettazione itinerari.

Riferimenti principali

Regione Piemonte. L.R. 17.4.90, n. 33, art. 2, comma 2. Approvazione delle Norme tecniche per la realizzazione delle Piste Ciclabili (1997) Regione Piemonte. Sistema di segnaletica unificata e indirizzo tecnico per il rilievo, l'elaborazione e la consegna dei dati di cartografia numerica:Leggi FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) - Area tecnica. Quaderni del Centro Studi FIAB Riccardo Gallimbeni Quaderni Gallimbeni

Linee guida

Il cicloturismo non è uno sport Chi non va in bici, o ci va solo occasionalmente, fa a volte confusione, pensando che i "ciclisti" adorino faticare, correre in bicicletta, pedalare in ripide salite e in sentieri di montagna. Come se tutti gli "automobilisti" corressero in formula 1 o facessero la Parigi-Dakar. Non è così. Come il turismo di chi si sposta in auto o in moto, anche il turismo praticato in bici ha l'obiettivo di visitare regioni, luoghi, punti di interesse in un modo che sia piacevole, comodo e sicuro. Lo sport e le prestazioni impegnative sono tutta un'altra cosa, chi vuole le fa (in bici come in auto o in moto), ma non c'entrano con il cicloturismo.

Chi sono i cicloturisti

Il cicloturista NON è (necessariamente) un giovane e NON è (sicuramente) un asceta o un masochista. Con la progressiva diffusione delle bici a pedalata assistita (e-bike), anche persone di età più avanzata o con impedimenti fisici praticano il cicloturismo in Europa, con il risultato di una forte crescita del numero di praticanti. Il cicloturista tipico è una persona adulta, a volte una famiglia con bambini, a volte si tratta di persone più mature. Ama viaggiare in modo attivo e rilassato, ha interessi culturali e ambientali e gli piace mangiare bene.

Interesse del percorso

Il cicloturista ama i percorsi piacevoli e interessanti. Interesse e piacevolezza possono essere relativi agli aspetti ambientali, oppure a quelli artistici, culturali, sociali. I percorsi migliori sono anche vari: pedalare per molti chilometri in zone di campagna coltivata senza mai passare nei paesi per visitarli può risultare monotono, e valorizza poco il territorio.

Sicurezza

Il cicloturista vuole sicurezza. Una pista ciclabile protetta e separata dal traffico automobilistico è la soluzione migliore. Ma vanno bene anche strade promiscue e/o con corsia riservata alle bici, con segnaletica che segnali la presenza di cicloturisti e che imponga seri limiti di velocità (soprattutto se poi si controlla che vengano rispettati).

Fondo stradale

Il cicloturista non ama soffrire. Tra un percorso sterrato e uno asfaltato, a parità di sicurezza sceglie l'asfalto. Tra uno sterrato liscio (come normale nelle poche piste del centro Europa non asfaltate) e uno sconnesso, o compromesso dal passaggio di pesanti mezzi agricoli, o ricoperto di ghiaia (come frequente da noi), sceglie quello migliore.

Manutenzione

Il cicloturista rischia di farsi male, quando le strade sono in cattive condizioni. Le buche e le irregolarità del fondo stradale rappresentano un pericolo immediato e diretto per la sua incolumità. La manutenzione dei percorsi è un'esigenza primaria, e i Comuni devono sempre prevedere allo scopo importi commisurati alla propria rete ciclabile. Come si mettono le strade in buona condizione per non rompere i semiassi delle auto, così bisogna evitare di rompere schiena e fondoschiena di chi va in bici.

Segnaletica

Il cicloturista non ama perdere la strada. La segnaletica con indicazione delle destinazioni e delle distanze è essenziale. Nei bivi deve essere sempre presente un segnale, come accade per il traffico motorizzato. E anche la segnaletica deve essere manutenuta, per essere visibile e utile. Dove più itinerari si incrociano, la presenza di segnali fatti con simboli e forme diverse e senza indicazioni precise può creare confusione, e va evitata ricorrendo allo standard regionale.

Intermodalità

Il cicloturista vuole poter visitare nuovi luoghi, anche usando mezzi pubblici che trasportano bici. Si parla a questo proposito di "intermodalità", cioè di possibilità di collegare tra loro diversi mezzi di trasporto (bici + treno, oppure bici + bus). Tutti gli itinerari europei più frequentati permettono di portare la bici sui treni senza doverla smontare, consentendo al turista di iniziare e terminare il proprio percorso in città diverse. Dove invece si obbligano le persone a spostarsi in auto per raggiungere i luoghi da percorrere in bici, il cicloturismo è scoraggiato.

Bisogni essenziali

Il cicloturista vuole soddisfare i propri bisogni essenziali. Chi si sposta in bici vuole trovare acqua potabile, punti di ristoro quando ha fame, poter fare la pipì. Itinerari che evitano sistematicamente i luoghi abitati e dotati di servizi sono poco adatti al cicloturismo, a meno che non si tratti di parchi naturali. Tantomeno sono adatte le aree di sosta prive di una fontanella. Almeno ogni 10-15 km il cicloturista deve potersi fermare e soddisfare i propri bisogni.

Assistenza

Il cicloturista può aver bisogno di aiuto. In alcuni paesi lungimiranti sono disponibili, nelle aree di sosta, una dotazione minimale di attrezzi per le esigenze più semplici (come gonfiare le ruote), indicazioni di dove trovare ciclo-riparatori nelle vicinanze, informazioni turistiche di carattere generale. Anche per questo motivo, gli itinerari che evitano sistematicamente i luoghi abitati e dotati di servizi sono poco adatti al cicloturismo.




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